
Questa patologia, molto diffusa nell'ambito della medicina generale, riconosce u
na sintomatologia caratterizzata da fastidio locale lungo il decorso del vaso in
teressato: il rossore è l'altra caratteristica.
Per trattare una trombosi venosa superficiale, sono stati effettuati molti studi
volti a comprenderne l'effettiva bontà della terapia: non è chiaro infatti se l
a sede e la distensione della trombosi possa in qualche modo influenzare la deci
sione terapeutica, con un approccio più aggressivo nei casi di localizzazzione v
icino alla crosse safeno-femorale.
Il trattamento chirurgico ( legatura, crossectomia), pur supportato da un minor
numero di lavori, sembra efficace per la prevenzione delle recideve e dell'esten
sione e sembra ottenere un maggior effetto sulla sintomatologia dolorosa; tutto
ciò a dispetto di una grossa spesa sanitaria.
Se la trombosi aggetta nella femorale comune interessando l'ostio safeno-femoral
e è indicata una terapia con anticoagulanti a dosi piene come nella trombosi ven
osa profonda ( eparina a basso peso molecolare a dosi variabili, solitamente 100
U/kg di peso per due volte al giorno), mentre quando viene interessato il tronc
o safenico o sue collaterali, l'uso di eparina a basso peso molecolare protratto
per un mese appare ugualmente efficace.
I trattamenti locali, quali Fans e l'uso di derivati piastrinici, sembrano migli
orare la sintomatologia soggettiva, così come è consigliata la calza elastica in
caso di trattamento sia farmacologico che chirurgico.
In caso di concause assenti ( traumi, gravidanza, varici con insufficienza venos
a cronica, iniezioni endovenose di farmaci o altr sostanze) e e di episodi recid
ivanti, può essere utile uno screening trombofilico oltre che una esclusione di
una possibile neoplasia occulta.
Infatti, in caso di una sindrome paraneoplastica, appare consigliabile, risolta
la fase acuta, proseguire la profilassi secondaria con eparine a basso peso mole
colare, se non vi sono controindicazioni all'impiego a lungo termine.
Infine, in caso di recidive invalidanti, in presenza di un dimostrato fattore di
rischio non transitorio, quale una alterazione trombofilica congenita o acquisi
ta ( sindrome da anticorpi antifosfolipidi), vi è indicazione al trattamento ant
icoagulante a lungo termine con antagonisti della vitamina K.
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