Trattare l’obesità significa anche ridurre i fattori di rischio associati alle patologie da essa derivanti, come la possibile comparsa di infarto del miocardio, aterosclerosi ed ictus?
Gli studi effettuati in tal senso, se da un lato hanno confermato la relazione causa-effetto tra obesità di grado severo e rischio cardiovascolare, e quindi il potenziale vantaggio che deriva dal trattamento di questa condizione, rimangono meno definite le relazioni tra eccesso ponderale e rischio cardiovascolare e soprattutto i vantaggi prognostici del controllo dell’eccesso ponderale.
Nonostante tutto l’approccio basato sulla correzione dello stile di vita attraverso la correzione dei fattori di rischio modificabili, come appunto l’obesità, appare una delle strategie più efficaci sebbene altri approcci possano essere utilizzati a tale scopo.
Tra questi, c’è il settore farmacologico, ed infatti uno studio basato sul confronto tra pazienti che avevano assunto la sibutramina e pazienti trattati con placebo, ha evidenziato che coloro che erano stati trattati con il farmaco, avevano ottenuto dei forti miglioramenti dal punto di vista metabolico, glucidico e lipidico, in quanto si era ottenuta una riduzione delle concentrazioni di trigliceridi, colesterolo LDL, insulina, peptide C ed acido urico, oltre che un aumento dei livelli di colesterolo HDL.
Successivi studi, tra cui merita menzione lo studio HOS (Hypertension-Obesity Sibutramine), ha confermato che l’effetto di riduzione del peso corporeo e riduzione del grasso viscerale è risultato essere attenuato nel gruppo di pazienti con la terapia di combinazione con metoprololo/idroclorotiazide rispetto alla terapia con Beta bloccanti e diuretici.
L’impiego della sibutramina, determina inoltre la riduzione della massa ventricolare, che rappresenta un potente predittore di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, e la cui regressione è stata associata ad un significativo miglioramento della prognosi a medio-lungo termine dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa.
Un ulteriore possibilità terapeutica è rappresentata dal rimonabant, un inibitore dei recettori per gli endocannabinoidi, che nello studio RIO (Rimonabant in Obesity and related disorders), ha determinato, al dosaggio di 20 mg, una significativa riduzione del peso corporeo ed un miglioramento significativo del profilo metabolico, sia lipidico che glucidico, in termini di riduzione dei livelli di trigliceridi, LDL colesterolo ed insulina e di un aumento dei livelli di HDL colesterolo.
Ulteriori studi, come quello noto con il nome di Comprehensive Rimonabant Evaluation Study of Cardiovascular End Points and Outcom (CRESCENDO), consentiranno di chiarire il potenziale impatto dell’approccio farmacologico o non farmacologico volto alla riduzione del peso corporeo in termini di prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari.
BIBLIOGRAFIA
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Progetto Cuore, Avaible at http://www.cuore.iss.it Accessed September 12, 2005.
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