La diagnostica della lipodistrofia HIV correlata si avvale di strumenti soggettivi e di strumenti oggettivi. Fra le metodiche soggettive si possono includere questionari auto-somministrati dai quali evincere la variazione della distribuzione del grasso corporeo o banali incrementi della misura del colletto della camicia, del reggiseno o dei calzoni. Un altra operazione semplice considera, invece, la rilevazione oggettiva (da parte del medico o del paziente stesso) delle misure antropometriche (giro-petto, giro-collo, giro-vita etc.) mentre più complessa risulta la diagnostica strumentale che, ad esempio, consente la misurazione mediante scansioni TC del tessuto adiposo viscerale (VAT) e del tessuto adiposo sottocutaneo (SAT) o, in alternativa la rilevazione dell’adipe tramite l’utilizzo della metodica DEXA (dall’acronimo Double Energy X-ray Absorbition). L’esame DEXA “total body”, in particolare, permette, oltre che una valutazione accurata della composizione corporea, anche una ricognizione della densità minerale ossea e quindi un follow-up costante della malattia osteoporotica HIV e farmaco-correlata.
Ma si può trattare la lipodistrofia ?
Si possono trattare alcuni aspetti della sindrome lipodistrofica tenendo presente che è fondamentale un approccio polispecialistico al problema che coinvolga dal dietologo (che sottolinea i dettami di una alimentazione adeguata e controllata) al fisiatra (che indica i principi di una attività motoria dedicata), dal chirurgo plastico (che cerca di rimediare al danno prodotto) all’infettivologo che coordina e sovrintende le attività degli altri specialisti tenendo presente la centralità del paziente.
Ricordando ciò, si possono quindi trattare le alterazioni metaboliche associate (dislipidemia, iperglicemia etc.) che beneficiano di un approccio farmacologico mirato (fibrati, statine, antidiabetici orali etc.). In alcuni pazienti, invece, può essere necessario sospendere o modificare la terapia farmacologia anti-HIV (fondamentalmente sospendendo gli inibitori delle proteasi quando vi è lipoipertrofia e gli inibitori della transcriptasi inversa quando vi è lipoatrofia). In altri casi, invece, è preponderante il ruolo della chirurgia estetica attraverso interventi di liposuzione (nel lipoaccumulo) o di liporicostruzione (nella lipoatrofia). Tra le altre tecniche chirurgiche utilizzate è da rimarcare l’uso di sostanze “riempitive” per la lipoatrofia facciale (filler) che vanno dall’acido poli-lattico al gel di poliacrilammide e che vanno usate tramite iniezioni intradermiche che, incrementando i fibroblasti e le fibre collagene, rendono meno “infossate” le guancie. La liposuzione ecoguidata, invece, sembra essere la tecnica più adatta a ridurre la “gobba di bufalo” (buffalo hump) una alterazione estetica “imbarazzante” che consiste nell’accumulo di grasso alla base del collo. A conclusione di questa breve chiacchierata è da rilevare che, se l’utilizzo delle terapie farmacologiche anti-HIV hanno comportato un notevole decremento della mortalità AIDS correlata ed un complessivo miglioramento della “gestione” della malattia, non sono certamente da trascurare gli effetti collaterali (iatrogeni) a lungo termine delle stesse di cui la lipodistrofia rappresenta uno dei più importanti e, sicuramente, il più “appariscente” !
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