Nell’anziano troppo spesso è facile incorrere in uno stato di disidratazione dipendente da un ridotto apporto di liquidi o da un’aumentata perdita di essi, come per esempio in caso di coesistenza di più patologie croniche, presenti nell’anziano, come demenza, diabete mellito, ipercalcemia, traumi ed interventi chirurgici.
I sintomi che si presentano in questo caso sono rappresentati da una rapida perdita di peso, secchezza delle mucose( lingua arida e secca), bulbi oculari, oliguria e confusione mentale.
Come se non bastasse nell’anziano manca lo stimolo a bere e diventa difficile che sia in grado di gestire il tutto con autonomia: per questo è bene sviluppare un lavoro di prevenzione laddove questo è possibile in particolare nelle residenze per anziani andando a monitorare l’assunzione di cibi e liquidi nei pazienti stessi.
La disidratazione è un deficit di acqua che è responsabile di una perdita di peso corporeo superiore per convenzione al 3% del peso abituale e si distingue in isotonica, ipotonica ed ipertonica dove nel caso di ipotonia la perdita di sodio ( valore di natremia minore a 125 mEq/L) è maggiore di quella di acqua ed è conseguente di una ridotta osmolarità extracellulare le cui cause sono il vomito, la diarrea, ed anche gli antidepressivi SSRIs oltre che una iperglicemia da diabete.
Per una corretta classificazione e diagnosi della disidratazione è bene rilevare i parametri vitali ( frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa, stato di coscienza e temperatura corporea) unitamente al peso corporeo, all’altezza ed al valore di BMI, lo stato delle mucose, il peso specifico urinario, la capacità individuale a bere ed a mangiare nell’arco delle 24 ore, determinando gli elettroliti sierici ( sodiemia e potassiemia), glicemia, azotemia, creatininemia.
La terapia consiste di una fase precoce di rapida correzione della disidratazione e di una fase di gestione cronica comprendente la costruzione di piano di assistenza ( PAI) multidisciplinare : bisogna reintegrare i liquidi persi assieme agli elettroliti per via orale oppure per via enterale mediante sondino nasograstrico (SNG) o protesi endogastrica ( PEG) ed in caso di anziani instabili e gravemente disidratati diventa necessario eseguire una rapida reidratazione per via venosa, infondendo circa un quarto del fabbisogno stimato di liquidi entro le prime 12 ore, così da indurre una ripresa della diuresi, e il successivo fabbisogno entro 48-72 ore.
Nel caso di disidratazione isotonica ( natriemia compresa tra 130 e 150 mEq/L) si richiede una somministrazione endovenosa di 0.5-1 litro di soluzione fisiologica 0.9% o ringer lattato in 1-2 ore, sostenendo il circolo con soluzioni di colloidi o cristalloidi nel caso di shock ipovolemico con ipotensione ed anuria.
Invece, nella disidrazione da bassa natremia ( meno di 125 mEq/L) ovvero in quella ipotonica, si può infondere per via endovenosa una soluzione salina ipertonica al 3% ( 513 mEq/L di sodio), calcolando la dose necessaria da somministrare nella prima ora mediante la seguente formula: volume di soluzione salina al 3% di NaCl da infondere in ml= (125-meno attuale natriemia in mEq) per il peso corporeo in Kg per 0,5 per ( Sodio voluto meno Na attuale).
Nella disidratazione ipertonica con ipovolemia si può iniziare a ridurre la natremia mediante soluzione fisiologica allo 0.9% e ringer lattato,e può essere utile l’infusione lenta oltre le 48 ore di soluzioni glucosate al 5% e fisiologiche ipotoniche al 0.45% monitorando la natremia e le condizioni cliniche per il rischio di edema cerebrale e convulsioni. Per ristabilire l’acqua corporea totale bisogna moltiplicare il valore attuale di questa per la differenza del rapporto tra natriemia e 140 ed il valore di uno che si può calcolare anche in questo modo: peso corporeo attuale in Kg per 0,6 per ( natremia /140 -1).
Se l’ipernatriemia è ipervolemica diventa utile ricorrere ai diuretici per eliminare il sodio oltre che soluzioni di cristalloidi e dialisi se il valore di sodio supera i 180 mEq/L.
Per concludere, attenzione ai valori di potassio: se inferiore ai 2,5 mEq/L siamo in ipopotassemia che si corregge per via orale con alimenti ricchi di potassio, o con fiale per os di KCl diluire in succhi di frutta ed assunte dopo i pasti ed in caso di severa ipopotassemia si può usare il KCl in fiale ( 10 cc= 10-20 mEq/l) per infusione venosa con dosaggio inferiore ai 40mEq/l a velocità inferiore ai 20mEq/L.
Mentre nell’iperpotassemia si può somministrare il gluconato di calcio alla dose di 30-50 mg/Kg di peso corporeo per via endovenosa lenta in 5-10 minuti ( da non dare se il paziente è in terapia con digitale);mentre si può aggiungere una soluzione glucosata al 20% endovena con insulina oppure somministrare sempre per via endovenosa il bicarbonato di sodio alla dose di 40-50 mEq in 5-10 minuri, ripetibile dopo 5 minuti se le anomale elettrocardiografiche persistono ( onde T appiattite).
Questo a dimostrazione di quanto sia difficile curare una disidratazione nella sua interezza, per questo è bene attuare una sana e precoce prevenzione.
BIBLIOGRAFIA
MEDICINAL DOCTOR- Mauro Marin Pordenone gennaio 2009
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