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2009-03-17
DEFINIZIONE DEGLI INTERVALLI DI RIFERIMENTO IN IMMUNOMETRIA:
Rubriche
Gli intervalli di riferimento (IR) sono lo strumento maggiormente utilizzato nelle decisioni mediche. Essi sono utilizzati come linee di demarcazione, quando non ci sono mezzi migliori per distinguere la condizione di salute dalla malattia.
Molto spesso, negli screening di popolazione per una data patologia, si dovrebbe utilizzare un IR basato sul 95% centrale della popolazione di riferimento ma, se lo scopo degli IR è quello di aiutare il clinico nell'interpretare i risultati, in popolazioni ospedalizzate dovremmo utilizzare valori diversi da quelli della popolazione sana.
Gli standard e le linee guida del CLSI e dell'IFCC sono utili e corretti se utilizzati nelle condizioni definite, ossia con un campione veramente sano e con un minimo di 120 valori.
Quando non si possono rispettare le raccomandazioni del CLSI e dell'IFCC, si dovrebbero utilizzare le "normalizzazioni" dei dati e altri strumenti. Si possono utilizzare anche altri metodi matematico statistici (i metodi robusti e i metodi indiretti).
Alcune esperienze hanno dimostrato la validità dei metodi indiretti per la definizione dei limiti di riferimento per il TSH, nell'adulto e nel bambino, e per gli anticorpi antitiroide. Questi metodi infatti, presupponendo che la maggior parte dei test sia eseguita su soggetti sani e basandosi su campioni molto numerosi di dati non selezionati, permettono di studiare ripartizioni di popolazione non altrimenti valutabili (neonati, bambini, ecc). Inoltre, la numerosità elevata di campioni considerati riduce l'effetto degli outlier non riconosciuti o di patologie subcliniche erroneamente comprese nelle popolazioni di riferimento, come nel caso degli intervalli per il TSH o degli anticorpi antitiroide.
Anche se gli IR rimangono il sistema maggiormente utilizzato nella categorizzazione della condizione clinica dei pazienti, essi rappresentano comunque un'espressione matematico-statistica della distribuzione dei valori in una popolazione di riferimento e non sono sempre e comunque identificabili con limiti decisionali.
Le recenti conoscenze sull'impatto della variabilità biologica nel comportamento della concentrazione degli analiti, determinano una sostanziale crisi di questo sistema decisionale.
L'indice di individualità dell'analita, ossia in rapporto tra la variabilità biologica intra-individuale ed interindividuale, incide sulla confrontabilità del risultato rispetto ai propri limiti di riferimento.
Un test con marcata individualità (basso indice) presenta nel singolo soggetto fluttuazioni "fisiologiche" che sono molto inferiori alla distribuzione di riferimento: variazioni all'interno dell'IR, che sono normalmente non considerate, potrebbero essere clinicamente significative.
Oggi sappiamo che non tutti i problemi presenti nella definizione di un livello decisionale possono essere risolti con una procedura per il calcolo degli IR, anche se corretta e robusta.
Quando si valuta un risultato, i termini di confronto possono essere più di uno: i valori della popolazione di riferimento, i valori ideali e desiderabili, i valori precedenti di quel soggetto, i valori osservati in diverse patologie, il significato di quel valore integrato con altri parametri e misurazioni. Molto spesso, i livelli per i quali si prende una decisione medica, sono molto lontani dai limiti di riferimento. Ad esempio, nella patologia tiroidea la decisione della terapia sostitutiva o soppressiva e presa su valori ben diversi dai livelli di riferimento.
La medicina è fatta di decisioni e gli esami di laboratorio sono informazioni che devono aiutare a decidere.
L'informazione si ottiene dal confronto delle misure con sistemi di comparazione. Gli IR rappresentano un approccio alla definizione di livelli decisionali ma altre considerazioni, basate soprattutto su considerazioni di tipo clinico terapeutico e sull'outcome, possono essere maggiormente efficaci nell'utilizzo dei test di laboratorio. Occorre quindi considerare altri approcci, basati sulla clinica. La sfida per i prossimi anni potrebbe essere quella di abbandonare gli IR, piuttosto che quella di migliorarne la qualità.
Luigi ROMANO
Scuola di Specializzazione in Biochimica Clinica
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