Il termine “Salute” è stato per lungo tempo inteso in una accezione restrittiva:
“L’uomo in salute è colui i cui parametri biologici risultano normali rispetto ad un prototipo ideale di tipo statico. In sostanza, sarebbe possibile configurare un modello medio di individuo biologicamente sano ricavato da una rilevazione statistica della popolazione. In particolare, i parametri della normalità sono quelli entro cui le strutture e le funzioni biologiche sono attive e consentono la vita. Il concetto di salute, visto da questa prospettiva, implica dunque un rinvio ad un ordine ovvero ad un sistema preesistente di regole (biologiche)”.
Lo dosato di salute, pertanto, era visto come risultato di una comparazione “tra lo stato psicofisico di una persona ed uno standard psicofisico predefinito”.
La definizione di salute espressa dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, pertanto, pur formalmente introdotta nel nostro ordinamento giuridico, è stata per lungo tempo ignorata.
Oggi, invece, la salute non viene più intesa semplicemente quale assenza di malattia.
Il ruolo dei valori standardizzati in base ai quali poter “misurare” oggettivamente il grado di integrità psicofisica di un individuo non può armonizzarsi con l’elemento, non meno importante, della valutazione soggettiva che la persona compie di se e della propria vita, ne tanto meno con l’influenza sulla salute umana dei fattori sciali e relazionali dell’individuo.
La salute, pertanto, “implica il riferimento ad opzioni personali non solo sulla qualità della vita ma anche sulla coerenza delle scelte relative al proprio benessere fisicopsichico e le opzioni di tipo ideologico, religioso, sociale, familiare, nella ricerca di un equilibrio tra piani diversi che, in quanto tutti riconducibili all’unità ed unicità dell’esperienza individuale, non può che competere all’interessato”.
Si precisa, peraltro e doverosamente, come ai fini della percezione dello stato di salute assume in dubbio valore l’elemento oggettivo costituito dalla eventuale alterazione delle funzioni biologiche che sottintendono il corretto funzionamento del corpo e della psiche umana.
Ciò nonostante, tale dato oggettivo non è di per se sufficiente a definire una realistica idea di “salute”.
La definizione di salute fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, pertanto, può dirsi sostanzialmente recepita nell’ordinamento giuridico italiano, sia nelle fonti normative, sia nelle fonti deontologiche, sia, infine, ad opera dei numerosi richiami giurisprudenziali che, in misura più o meno esplicita, hanno dimostrato di accoglierla.
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