Il gene oncosoppressore pRb2/p130 potrebbe fornire il primo biomarker prognostico indipendente nei casi di sarcoma dei tessuti molli (STS), secondo i risultati di una collaborazione internazionale a cui hanno partecipato scienziati dell`Istituto Sbarro per la Ricerca sul Cancro e Medicina Molecolare presso il dipartimento di Scienze e Tecnologia della Temple University di Philadelphia, PA, USA, il dipartimentimento di Patologia Umana e Oncologia dell`Università di Siena e il Centro per la Ricerca Oncologica di Mercogliano (CROM) di Avellino. La ricerca compare nell`ultima edizione della rivista scientifica Clinical Cancer Research (www.aacrjournals.org). La scoperta mostra come una riduzione di espressione di pRb2/p130 può rappresentare un maggiore rischio di ricorrenza o di morte in pazienti affetti da STS. Il gene pRb2/p130, che appartiene alla famiglia dei geni del retinoblastoma, regola le fasi iniziali del ciclo cellulare. Ricercatori clinici hanno a lungo cercato di identificare un test che aiuti a prevedere l`insorgenza della malattia che può essere fortemente aggressiva e imprevedibile, rendendo difficoltoso determinare quale possa essere il piu` efficace ciclo di trattamento chemio/radio terapico dopo l`operazione chirurgica. Un indice prognostico aiuterà i medici a determinare quali pazienti hanno un maggiore rischio di reinsorgenza della malattia e chi potrebbe beneficiare da una terapia adiuvante più incisiva. Nello studio, i ricercatori hanno esaminato tessuti presi da 41 pazienti con STS. Di questi, 31 sono casi di tumori non metastatici, in cui e` stata riscontrata una correlazione diretta tra l`espressione di pRb2/p130 e il decorso clinico dei pazienti. “Abbiamo scoperto che l`espressione di pRb2/p130 era persa o diminuita nelle cellule tumorali dei pazienti affetti da sarcoma dei tessuti molli e si associava ad un maggiore rischio di recidiva o morte per questa patologia”, cosi` afferma la dottoressa Valeria Masciullo, autore principale dello studio. “Un test prognostico potrebbe definire la storia naturale dell`STS e potrebbe inoltre aiutare ad identificare possibili target per nuovi tipi di terapie”, afferma il prof. Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute nonché professore di Anatomia Patologica e Istologia presso l`Università di Siena. I ricercatori hanno sottolineato che la possibilità di considerare pRb2/p130 come potenziale biomarker da utilizzare nella pratica clinica e nella gestione dei pazienti affetti da STS, vada confermata in futuro attraverso la valutazione di un numero maggiore di casi. Oltre alle organizzazioni sovra citate, va ricordato l`apporto del Dipartimento di Patologia dell`ospedale San Giovanni Battista, il Dipartimento di Medicina Oncologica dell`Ospedale Gradenigo (Torino) e la Divisione di Ginecologia Oncologica dell’Universita` Cattolica del Sacro Cuore (Roma).
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