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Doctormag Medicina e Salute News

2008-04-20

ATTENZIONI QUOTIDIANE NELLA PREVENZIONE DELL’EMICRANIA

Settore Farmaceutico


Sin dai tempi più remoti, l’uomo è stato funestato da dolori di testa lancinanti e invalidanti. Ippocrate,nel 400 a. C. ne riportava una descrizione parlando di lampi di luce,che oggi definiamo aura,seguiti da violento dolore alle tempie.

Galeno,2000 anni fa,incominciò ad intuire la relazione tra cefalea e disturbi digestivi.

Da quell’epoca,lungo è stato il percorso che ha condotto ad una più articolata teoria di tipo neurologico secondo la quale,in questo disturbo,entrano in gioco anche fattori vascolari.

E’ dei primi del novecento la scoperta di recettori cerebrali specificamente coinvolti nell’eziologia dell’emicrania e della cefalea.

Nel mondo Occidentale, alle condizioni di vita attuali, il fenomeno risulta molto rilevante.

Cefalea ed emicrania colpiscono,con manifestazioni più o meno variabili, circa il 20 per cento della popolazione dei paesi industrializzati.Rispetto agli uomini le donne,per fattori di tipo ormonale, risultano molto più colpite(rapporto 1:3).

Comprendiamo innanzi tutto quali sono i sintomi che ci fanno parlare di cefalea o emicrania.

Il dolore,di tipo pulsante, colpisce un solo lato della testa e può essere da moderato a particolarmente severo.Peggiorato dal movimento, di solito si associa ad uno o più sintomi quali nausea,vomito,fotofobia,fonofobia,alterazione della percezione degli odori.La cefalea può durare dalle quattro alle settantadue ore.

Al di là della ben nota funzione dell’istamina che produce grandi quantità di ossido nitrico, forte vasodilatatore delle arterie craniali,è stato necessario approfondire la presenza di altri fattori,non essendo possibile attribuire alla sola istamina tutti i fenomeni correlati agli attacchi di cefalea o di emicrania.

Studi condotti su pazienti cefalgici hanno portato ad osservare in essi un rilevante aumento di ammine circolanti,correlato a focolai infiammatori legati alla degranulazione delle mast cellule meningeali.Contestualmente si è evidenziato uno sconvolgimento del metabolismo dei precursori del triptofano.

Attualmente si ritiene,oltre a quanto già citato, che possano entrare in questi meccanismi anche alterazioni dei livelli metionina-encefalina;variazioni ormonali femminili correlate alla menopausa,alle mestruazioni,all’ovulazione;cambiamenti nelle catecolamine;cambiamenti dei livelli di magnesio e molti altri fattori ancora.

Uno dei compiti dell’educatore sanitario è quello di illuminare il paziente predisposto, sulle cause che possono scatenare o peggiorare gli attacchi di cefalea o emicrania.

Distinguiamo fattori ambientali,fisici o emozionali,iatrogeni e dietetici.

Tra i fattori ambientali possono influire gli odori o i profumi molto forti,le luci lampeggianti come quelle utilizzate in discoteca,i cambiamenti di quota,la pressione,il clima,ma anche il lavorare a lungo al computer.

I fattori fisici ed emotivi possono riguardare uno stato di debilitazione da malattia di qualunque genere,la mancanza o l’eccesso di sonno,i rapporti sessuali,gli ascessi dentali o le sinusiti,ma anche discussioni e tensioni in genere.

I farmaci che più facilmente danno cefalea sono senz’altro i contraccettivi orali e le terapie ormonali sostitutive,ma talora può accadere anche con prodotti per l’ipertensione o farmaci cardioattivi.

Infine,ma non ultimi,abbiamo i fattori alimentari,sui quali più di frequente capita di poter dare indicazioni.

Molti alimenti contengono una elevata quantità di ammine. Istamina o tiramina sono presenti in molti prodotti alimentari o,taluni di questi,ne favoriscono la liberazione.

Sarà bene ricordare alcuni tra gli alimenti comuni che più di frequente scatenano questo tipo di reazione:crostacei,cioccolato,frutta secca,pomodori,fragole,patate,alcool,formaggi stagionati, pesci e formaggi affumicati,spinaci,salumi,carne di maiale,ananas,soia e derivati,glutammato monosodico,presente in abbondanza nel normale dado da brodo e già noto per la sua attività ipertensivante.

Un discorso a parte si impone per il caffè.Consumato in piccola quantità e in modo saltuario riduce i sintomi prodromici di un attacco di cefalea,mentre in quantità elevata,può favorirne l’insorgenza.

A tal proposito sono da considerarsi più esposti gli adolescenti o quanti fanno un uso abbondante e frequente di bevande cosiddette “energizzanti”che possono contenere fino a 200 mg di caffeina.

Altro elemento scatenante e di non immediata individuazione, può essere il dolcificante aspartame,spesso assunto inconsapevolmente perché contenuto in dolci o bevande dietetiche.


Mirella Zerbino
Farmacista- Specialista in Scienze e Tecniche delle Piante Officinali e Omeopatia


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