A poco meno di 28 anni dall’inizio dell’epidemia risultano fondamentali alcune riflessioni sulla diffusione dell’infezione da HIV a livello mondiale e su come essa abbia condizionato e condizioni la qualità di vita e lo sviluppo dei vari paesi. Considerando un approccio “medicale” al problema, possiamo affermare senza ombra di dubbio che esistono 2 forme di AIDS. La prima forma potremmo definirla “l’AIDS dei ricchi”, si tratta della malattia dei paesi occidentali (Europa, USA etc.) con sistemi sanitari “forti” che si fanno carico, con la sola eccezione degli Stati Uniti, dell’utilizzo gratuito di numerosi e costosi farmaci antiretrovirali (poco meno di 30 prodotti con un costo terapeutico medio di circa 1.500 euro/mese/paziente !) che hanno consentito, grazie alla loro efficacia, che l’infezione da HIV diventasse una malattia “normale”, una patologia cronica con la quale convivere ogni giorno. In questi stati l’aspettativa di vita per un soggetto sieropositivo è notevolmente aumentata passando, in media, dai 10 anni degli anni ‘90 ai 35 anni attuali; contestualmente le terapie farmacologiche altamente attive (HAART dall’acronimo anglosassone Higly Active Antiretroviral Therapy) hanno condizionato una riduzione dei casi di malattia conclamata (AIDS) e, consequenzialmente, della mortalità. Nello stesso tempo “l’AIDS dei ricchi” è una malattia che, nell’ultimo decennio, ha subito una importante variazione epidemiologica diventando una malattia a prevalente diffusione sessuale (in particolare nell’ambito dei rapporti eterosessuali) verso la quale nessuno può ritenersi immune, una malattia “più giusta” che non guarda in faccia nessuno, non riconoscendo differenze di sesso, di etnia, di cultura o di condizione sociale. Ben altro discorso è rappresentato da quello che potremmo definire ”l’AIDS dei poveri”, la malattia dei reietti, dei disperati, la malattia dei numeri che fanno rabbrividire e che nessuno mai vorrebbe sentire. Il bollettino di guerra parla di circa 20.000.000 di morti dall’inizio dell’epidemia, di 4.000.000 di nuove infezioni nel solo 2005 e di oltre 11.000 contagi al giorno; come se non bastasse, nei paesi in via di sviluppo questa malattia ha significato un passo indietro in tema di aspettativa di vita, riducendosi quest’ultima di circa 11 anni dal 1990 al 2000 e riportando la situazione a quella che si riscontrava all’inizio degli anni ’60. E’ chiaro che una piaga di questo genere, condizionando una maggiore mortalità di giovani adulti e di bambini, riduce in maniera drastica anche la produzione di alcune risorse alimentari (e non) fondamentali per questi paesi (mais, vegetali, noccioline, cotone etc.) comportando un peggioramento della qualità di vita anche nella restante popolazione. L’Africa Sub-Sahariana, il Sud Est Asiatico e l’America Latina detengono questo triste primato di morte anche se l’approccio terapeutico non è ugualmente tragico nei singoli stati sovrani di questi continenti. Da oltre un decennio, infatti, si è diffusa fra i governanti una maggiore coscienza degli stretti rapporti fra la malattia da HIV e le possibilità di crescita e di sviluppo di uno stato e ciò ha comportato la strenua ricerca di strategie terapeutiche innovative concertando, ad esempio, i costi dei farmaci con le multinazionali americane o pretendendo (a ragione!) la cessione del brevetto ad aziende farmaceutiche locali capaci di ridurre di 100 – 1000 volte i costi del prodotto.
L’infezione di un’ ulcera rende impossibile qualsiasi processo di riparazione tessutale, ma anche la colonizzazione critica gioca un ruolo non secondario nei ritardi di cicatrizzazione. Quindi bisogna porsi come obiettivo quello di abbassare la carica batterica al di sotto del “valore –soglia”.La detersione o con la disinfezione dell’ ulcera sono sicuramente le metodiche più idonee....leggi
Innanzitutto è doveroso chiarire che dal momento dell’entrata in vigore del D. Lgs. 81/08 il medico competente, nel redigere il protocollo sanitario, qualora fosse insufficiente a monitorare la salute dei lavoratori esposti ai vari rischi lavorativi, non può più trincerarsi dietro il Documento della Valutazione dei Rischi fornitogli dal datore di lavoro. Infatti il comma 1 lettera a...leggi
L' acronimo REACH sta per
Registration (Registrazione)
• Evaluation (Valutazione)
• Authorization (Autorizzazione)
• CHemicals (Prodotti chimici)
•
Mentre la sigla CLP sta per
• Classification (Classificazione)
• Labeling (Etichettaura)
• Packaging (Imballaggio)
Il regolamento REACH trae...leggi
