Il vaccino anti Papillomavirus umano (Gardasil) è disponibile in Italia da due anni, e sta trovando sempre maggiore impiego nelle adolescenti visto l’elevato rischio di contrarre il Papillomavirus 16,18,6 ed 11: sono quattro istotipi, molto pericolosi, i primi due correlati con il carcinoma cervicale, gli altri invece implicati nell’insorgenza dei condilomi genitali.
Il vaccino, produce infatti anticorpi neutralizzanti che inibiscono la penetrazione di questi virus nelle cellule e di conseguenza l’infezione e la replicazione virale, impedendo l’insorgenza di displasie e di neoplasie o condilomi.
E’ un vaccino, usato nella prevenzione sia dei tumori del collo dell’utero che dei condilomi, ma non protegge contro infezioni già acquisite, ma la sua efficacia è rappresentata da un abbattimento di almeno il 70-75 per cento dei carcinomi cervicali e del 90 per cento dei condilomi genitali.
E’ verosimile inoltre che la vaccinazione causi un abbattimento anche delle lesioni preneoplastiche e neoplastiche di queste aree implicate,ovvero vagina, vulva, ano, ed oro-faringe.
Il vaccino è efficace quando utilizzato in donne non ancora esposte ai Papilloma virus: riguarda bambine ed adolescenti, in particolare le dodicenni in Italia: ne possono però trarre giovamento anche le donne giovani fino a 26 anni, tutte quelle che non hanno ancora iniziato la vita sessuale e molte donne oltre ai 26 anni.
Infatti, prima che la donna sia venuta in contatto con gli Hpv, il vaccino è efficace nel 100 per cento dei casi:efficacia che cala qualora, la donna sia già entrata in contatto con uno di questi ceppi, ed è stato inoltre dimostrato a tal proposito che l’esposizione è correlata al numero di partner.
In un gruppo sperimentale, di donne oltre ai 23 anni di età, il 76,5 per cento non era mai venuto in contatto con il virus di istotipo 16 o 18, il 21,1 era già stato esposto al 16 o al 18, il 2,4 a tutti e due, e solo lo 0,2 a tutti e quattro.
Il numero medio di partner delle donne era di due, valore molto simile a quello delle popolazioni occidentali: lo studio ha dimostrato che il vaccino si rivolge ad età dove il rapporto costo beneficio è maggiore, ma può essere utile anche in età successive ed a tal fine è auspicabile un ulteriore studio per le donne di età superiore ai 26 anni.
Lo screening verso il Carcinoma cervico-uterino, andrebbe però continuato: il vaccino protegge infatti dal 70-75 per cento dei tumori.
Infatti collegare i registri dello screening con quelli della vaccinazione fornirà ulteriori indicazioni sia sulla bontà del vaccino.
BIBLIOGRAFIA
Daria Minucci- Direttrice Divisione di Ostetrica e Ginecologia- Azienda Ospedal
iera di Padova
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