Per un principiante progredire nell’allenamento è relativamente facile. Qualunque stimolo, anche di bassa o moderata intensità, è nuovo per l’organismo e costituisce uno stress. E’ sufficiente graduare con regolarità l’impegno per ottenere una serie di adattamenti positivi che porteranno i vari sistemi organici verso livelli di efficienza sempre maggiori. Le cose cambiano quando si tratta di atleti evoluti. Man mano si accumulano mesi ed anni di allenamento, diventa più difficile fornire stimoli nuovi e quindi efficaci. L’organismo sviluppa infatti una sorta di assuefazione allo stimolo, innalzando progressivamente la sua soglia di reazione. Lo stesso fenomeno avviene per altri tipi di stimoli: si manifesta assuefazione ai rumori, agli odori, ai medicinali. Ci si può adattare perfino ad una fonte complessa di stimoli, come quella rappresentata da un’altra persona.
Se avete avuto qualche rapporto affettivo che si è sfilacciato nel tempo, potete comprendere perfettamente! Il principio che guida l’assuefazione può essere visto come una forma di disinteresse che l’organismo in genere ed il sistema nervoso in particolare manifestano verso gli stimoli ripetuti.
Il nostro sistema nervoso è strutturato per percepire soprattutto le variazioni più o meno rapide degli stimoli ambientali, trascurando l’uniformità. La logica è che una variazione dell’ambiente, come ad esempio un rumore, comporta sempre un’attivazione dell’organismo che è tanto maggiore quanto più è repentina, perché può nascondere un pericolo. Se la variazione è prolungata, l’organismo si adatta come può in funzione delle sollecitazioni ricevute.
Ad esempio con l’allenamento tendono ad aumentare forza e resistenza muscolari, mentre nel caso di esposizione a rumori frequenti si sviluppa sordità. Tutto ciò che non è più nuovo invece non necessita di attenzione e eventuali adattamenti. Ne consegue che il nostro organismo per mantenersi efficiente e vitale ha bisogno di una certa quantità di stimoli nuovi e diversi, di uno stress moderato. Ormai sappiamo con certezza che per vivere bene, soprattutto le due età che ci vedono più vulnerabili, infanzia e vecchiaia, è necessario un ambiente che fornisca una quantità adeguata di stimoli intellettuali, fisici ed affettivi. Solo in questo modo può essere espressa la nostra potenzialità di esseri umani, così straordinariamente predisposti ad apprendere e mutare.
Così come la varietà di stimoli ci arricchisce, rendendoci in qualche modo sempre diversi, l’uniformità tende invece ad appannarci, rallentando vitalità ed evoluzione.
Per questo tornando all’allenamento se tendete ad essere monotematici e soprattutto se vi allenate da tempo, dovreste variare spesso attività ed istruttori piuttosto che ripetere costantemente la stessa routine. Un piccolo sforzo per vincere la pigrizia vi ripagherà in termini di efficienza e vitalità. Per quanto riguarda il partner, beh!, sono fatti vostri e non ci voglio entrare assolutamente.
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