Fino alla fine degli anni ’80 l’esposizione al benzene era considerata un proble
ma sanitario rilevante solo o quasi esclusivamente in ambienti lavorativi.
Ma la diffusione di questo composto in tutti gli ambienti di vita, sia confinati, come uffici, abitazioni e scuole che all’aria aperta, tra cui strade urbane,
campi sportivi e giardini pubblic, ha fatto si che aumentasse l’interesse da par
te dell’opinione pubblica.
In ambito clinico l’evoluzione delle patologie è stata importante, specialmente
negli ultimi anni, e correla in modo direttamente proporzionale con il quantitat
ivo del composto, i cui effetti collaterali sono di tipo ematopoietico come quel
li di tipo immunosoppressivo, leucemogeno e clastogeno.
Infatti, un esposizione giornaliera dell’ordine di decine o centinaia di mg/m cu
bi , è stata associata alla comparsa di disordini ematici tra cui l’anemia aplas
tica e la leucemia.
L’Agenzia per la ricerca sul cancro ( IARC) ha classificato già nel 1982 il benz
ene come cancerogeno “cero” per l’uomo ( gruppo 1).
La principale via di esposizione al benzene è rappresentata dalla via respirator
ia, sebbene la popolazione possa essere esposta anche attraverso il contatto cut
aneo e l’ingestione di tale sostanza.
Il benzene inalato è velocemente assorbito nel sangue (il 40-70 per cento della
dose inalata, tramite diffusione passiva, dagli alveoli ai capillari polmonari),
ed essendo lipofilica ha la capacità di attraversare facilmente le barriere fis
iologiche, accumulandosi nei tessuti in funzione del contenuto lipidico.
Uno dei metabolici potenzialmente tossico e’ la muconaldeide, derivante dall’ape
rtura dell’anello epossidico: è infatti il metabolismo nel midollo osseo degli i
droderivati formati nel fegato ad essere la causa dell’ematotossicità .
Il benzene è un composto ubiquitario, presente nel petrolio grezzo, e trova nell
a benzina la sua maggior applicazione ; è presente inoltre anche nel fumo di tab
acco o nelle emissioni industriali mendiante perdite per evaporazione durante le
lavorazioni.
I valori medi registrati nelle nostre città variano tra 10 e 20 microgrammi per
metro cubo, ma possono anche arrivare a 50-55 microgrammi per metro cubo: non è
ancora noto quale sia l’effetto del composto a basse dosi.
In uno studio danese, condotto da Raaschou- Nielen nel 1997, ha valutato l’impat
to delle condizioni atmosferiche di benzene sull’esposizione personale dei bambi
ni. La distribuzione delle concentrazioni front-door per area di residenza era s
ignificativamente diversa tra un grande centro urbano ( 8,9 microgrammo per metr
o cubo), e aree rurali ( 1,9 microgrammi per metro cubo).L’espozione personale a
benzene, invece, era solo marginalmente più elevata tra i residenti in città (
5,4 microgrammi per metro cubo) che non tra i residenti in aree rurali ( 4,5 mic
rogrammi per metro cubo).
Ma gli studi non hanno comunque confermato l’associazione tra rischio di leucemi
a in età pediatrica ed intensità di esposizione a benzene direttamente misurata.
E’ stato invece evidenziato una forte associazione tra rischio di leucemia infan
tile ed esposizione lavorativa al benzene dei genitori prima del concepimento e
durante la gravidanza; per la possibile relazione espositiva tra il benzene e i
danni al DNA degli spermatozoi, genotossicità transplacentare , alterazione emat
opoietica transplacentare, e possibile cancerogenicità transplacentare.
STUDI BIBLIOGRAFICI
Forestiere F, Peducci CA, Di Pietro A et al. ( 1994). Mortalità among urban poli
cemen in Roma. Am J Ind Med; 26: 785-798
Feytchting M, Plato N, Nise G, Ahlborn A. (2001) Paternal occupational esposures
and childhood cancer. Env Helath Perspect; 109: 193.196
Dr. Punziano Luca Gabriele
specializzando in Medicina Generale




