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Doctormag Medicina e Salute News

2009-01-09

Biofilosofia dell’allenamento: “La fatica di Sisifo”

Wellness


Biofilosofia dell’allenamento: “La fatica di Sisifo”

C’è un vago senso di frustrazione che si riprova puntualmente nel riprendere a praticare attività fisica dopo un’interruzione prolungata. E questa sensazione acquista consistenza in proporzione all’impegno profuso prima delle vacanze e alla durata delle medesime. Come sappiamo tutti, il corpo sembra dimenticare relativamente in fretta quello che gli abbiamo insegnato con l’allenamento. Alla ripresa lo stesso impegno costa più fatica, non solo in senso fisico, ma anche psichico. Assomiglia all’eterna fatica di Sisifo, condannato da Giove a spingere fino alla cima di un pendio un masso che ogni volta rotolava in basso.

D’altra parte la medesima tendenza a dimenticare la sperimentiamo in modo più o meno regolare per quanto riguarda la sfera mentale. A cominciare dalle più lontane poesie scolastiche per arrivare a nomi, volti, cifre, scadenze recenti. Qualche volta scordiamo perfino promesse fatte con estrema sincerità(!). A questo tipo di dimenticanze siamo però abituati. Anche escludendo le dimenticanze strategiche, è piuttosto normale scordare un numero di telefono, qualunque dato che non si utilizzi con frequenza, per un certo periodo di tempo o non rivesta un’importanza emotiva.

Come è vero che il recupero rappresenta un momento fondamentale per l’assimilazione degli stimoli fisici e mentali è altrettanto vero che l’inattività protratta induce uno scadimento dell’efficienza ad entrambi i livelli. Esiste un principio biologico alla base di questo comportamento dell’organismo, di questa propensione all’oblio e potremmo definirlo del risparmio energetico.

Mantenere muscoli voluminosi e ben irrorati di sangue aumenta i costi metabolici anche a riposo ed il nostro organismo “ragiona” ancora come se l’ambiente fosse rimasto uguale a quello di 100 mila anni fa, cioè con notevole incertezza riguardo alle possibilità di rifornimento di cibo. Come in un ragionevole bilancio aziendale o familiare, quando le entrate sono scarse e incerte è fondamentale essere in grado di ridurre il più possibile i costi di gestione. Possiamo tranquillamente affermare che l’organismo sia del tutto privo di smanie consumistiche e tenda a vivere al minimo delle sue possibilità. D’altra parte se così non fosse la metà della popolazione mondiale, circa due miliardi e mezzo di persone il cui reddito è inferiore ai due dollari al giorno, non potrebbe probabilmente neanche sopravvivere.

Ognuno ha però i suoi problemi. L’odiatissimo tessuto adiposo ed un buon numero di gravi malattie tipiche della nostra metà del mondo sono determinate da questa oculata gestione energetica da parte dell’organismo unita alla sovrabbondanza di risorse alimentari e non.

Alla luce di quanto sopra, la spesa richiesta da entità intangibili come quelle rappresentate dalle informazioni potrebbe risultare meno comprensibile. In fondo un muscolo con tutti i suoi annessi ha una struttura fisica, può essere visto, toccato, produce lavoro. Ma quale può essere il costo di un ricordo?

Beh! Se ci si sofferma a riflettere sul fatto che a riposo il cervello, che costituisce circa il 2% del peso corporeo, rappresenta quasi il 20% della spesa metabolica totale, si può capire l’importanza del sistema nervoso anche dal punto di vista energetico. Pensare, memorizzare, ricordare hanno un costo, per non parlare del cambiare idea! Ogni attività mentale si basa su creazione, attivazione e mantenimento di circuiti nervosi che pur invisibili ed intangibili, almeno ai nostri sensi, sono rappresentati da strutture anatomiche concrete. È dunque questa tendenza al risparmio che ci porta a dimenticare, che contribuisce a farci sviluppare automatismi, abitudini, schemi mentali rigidi.

Fisico e mente sono dunque soggetti alle stesse regole. Per mantenere efficienza e plasticità richiedono stimoli ripetuti, differenziati e variati. Naturalmente questi stimoli devono essere alternati a periodi di adeguato recupero per consentirne un’efficace assimilazione.

In un’ottica positiva si può comunque affermare che ricominciare, così come iniziare ex novo, è anche faticoso, ma resta il modo migliore di rinascere, il migliore elisir di lunga giovinezza.


Paolo Piazza
Dottore in Scienze Motorie, Osteopata, Wellness Coach


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