Le infezioni ospedaliere (IO) sono una delle cause principali di morbilità negli ospedali, e colpiscono tra il 5 e il 10% dei pazienti ricoverati nelle strutture moderne. In Italia siamo intorno all’8,5%, percentuale che addirittura raddoppia in Campania.
Sono i dati emersi ieri durante il convegno promosso all’hotel Terminus dal Presidio Ospedaliero Pineta Grande di Castel Volturno, ospedale all’avanguardia nella prevenzione di questo genere di patologie.
In tal senso al Pineta Grande si può parlare di un vera e propria inversione di tendenza, ottenuta grazie a un dispositivo di decontaminazione ambientale automatico e a basso impatto ambientale.
Come testimoniato da Domenico Falco, Primario dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia del Pineta Grande, «la decontaminazione ambientale realizzata in automatico si sta dimostrando estremamente efficace: da quando è in uso, vale a dire circa un anno, non si sono riscontrate infezioni degne di nota nell’ambito della casistica d’infezioni ortopediche, che si attesta comunque allo 0,2-0,3%, decisamente al di sotto della media italiana e internazionale, grazie a un’organizzazione efficiente e alle misure di prevenzione seguite rigorosamente».
Risultati importanti, dunque, ottenuti grazie a quest’innovativa tecnologia, automatizzata ed eco-sostenibile, a base di perossido d’idrogeno a bassa concentrazione, prodotto dalla multinazionale Jonhson & Jonhson.
Come ha spiegato il dottor Vincenzo Schiavone jr., responsabile del Blocco Operatorio e Terapia Intensiva del Pineta Grande, «uno dei punti di forza del dispositivo è che ci permette di irrorare completamente gli ambienti con una procedura del tutto automatizzata e dunque indipendente dal fattore umano: una volta stabiliti i metri cubi da decontaminare e impostati i parametri, il dispositivo agisce in automatico».
Oltre ad assicurare un processo di decontaminazione scevro da errori o incompletezze, il perossido d’idrogeno a bassa concentrazione ha un impatto ambientale decisamente inferiore rispetto a quello delle sostanze tradizionalmente usate, come formaldeide e sali quaternari d’ammonio. Essendo acqua ossigenata, infatti, si scinde in ossigeno e acqua; è contenuto in cartucce biodegradabili e non corrosive, e non è nocivo per il personale, che può utilizzare i locali in decontaminazione — siano essi chirurgici o di degenza o riservati ad altre attività — senza necessità di arieggiarli a lungo, com’è necessario con altre sostanze disinfettanti potenzialmente tossiche per l’organismo.
La semplicità e l’efficacia di questo processo di sterilizzazione ambientale si ripercuote positivamente anche sui costi di gestione dei protocolli. Ne è sicuro Vincenzo Schiavone sr., presidente regionale di Confindustria per la Sanità , secondo cui «l’uso di questa nuova tecnologia è strategicamente rilevante, perché riduce sensibilmente il costo del servizio di disinfezione nelle sale operatorie del 10%».