La morte cardiaca improvvisa (SCD) rappresenta una delle principali cause di mortalità nei pazienti con disfunzione ventricolare sinistra. Le linee guida raccomandano l’impianto di un defibrillatore impiantabile (ICD) nei pazienti con FE ridotta (FE ≤35%) e sintomi di scompenso (classe NYHA II-III) in terapia ottimizzata da almeno 3 mesi.
Tuttavia, esiste un’ampia popolazione di pazienti per i quali l’indicazione all’ICD non può essere stabilita nell’immediato o comunque, che potrebbe andare incontro ad un miglioramento della FE tale da rendere l’impianto di un ICD inutile o, potenzialmente, deleterio: per esempio nel primo periodo post-infartuale o nello scompenso cardiaco di recente diagnosi. Il defibrillatore indossabile (WCD) rappresenta una strategia utile per la protezione temporanea nei pazienti ad alto rischio di SCD, in attesa di una rivalutazione dell’indicazione all’impianto di ICD.
L’AOU di Salerno ha deciso di iniziare un’osservazione spontanea nella gestione con WCD dei pazienti ad alto rischio aritmico in fase di valutazione dell’indicazione a ICD e nell’utilizzo del WCD come bridge all’eventuale impianto di ICD; con il seguente metodo: osservando retrospettivamente 110 pazienti che hanno indossato il WCD. Successivamente sono state analizzate le indicazioni cliniche, la durata del trattamento, gli outcome clinici e le decisioni circa l’impianto dell’ICD.
I WCD sono stati forniti a pazienti con le seguenti caratteristiche: ridotta FE in fase di rivalutazione, scompenso cardiaco entro i primi tre mesi dalla diagnosi, rimozione di ICD, precedentemente impiantato, per infezione o malfunzionamento ed altre situazioni cliniche a rischio aritmico transitorio.
Abbiamo rilevato i seguenti risultati: l’età media dei pazienti era di 62 anni; il 37.3% (n=41) era affetto da cardiopatia ischemica, il 47.3% (n=52) non ischemica, il 9.1% (n=10) era stato sottoposto a procedura di estrazione per endocardite o malfunzionamento di ICD precedentemente impiantato, il 6.4% (n=7) aveva indicazioni miste o non categorizzabili.
Il tempo medio di utilizzo del WCD è stato di 2.25 mesi. La FE media era del 30%; 29% nei pazienti sottoposti ad impianto di ICD e 31% nei pazienti che hanno potuto evitare l’impianto del’’ICD grazie al WCD quale “bridge to decision”.
Al follow-up solo il 41.8% (n=46) dei pazienti è stato sottoposto ad impianto di ICD mentre il 58.2% (n=64) ha evitato l’impianto, prevalentemente per miglioramento della frazione d’eiezione (72.4%). Il 27.6% ha rifiutato l’impianto o è deceduto per cause non cardiovascolari.
Siamo giunti a concludere che il WCD si conferma uno strumento utile e sicuro nella gestione temporanea dei pazienti ad alto rischio di morte improvvisa aritmica, in cui la decisione definitiva sull’ICD non è immediata, consentendo una rivalutazione clinica e strumentale che evita impianti non necessari in un’alta percentuale di casi.
Infatti, il 58% dei pazienti ha potuto evitare l’impianto, supportando l’ipotesi che una rivalutazione ritardata in sicurezza, dopo una terapia medica ottimizzata dello scompenso cardiaco a frazione d’eiezione ridotta (HFrEF), possa evitare impianti non necessari.
Franculli Fa., Mucciolo Ca., Vitulano Ga., Kola Na., Annunziata Ra., Di Fraia Fa., Statuto Ga., Di Muro MRb..
a UOSD di Elettrofisiologia e Aritmologia, AOU di Salerno
b UOC di Cardiologia Intensiva, AOU di Salerno









